Quaderno II — Nutrire

Crostata Vegana
Quaderno II – Nutrire

Mi trovo in cucina.

Una giornata come tante, eppure non è uguale.

Il lavoro si mescola alla vita.

Le domande sull’arte si accavallano ai profumi delle pentole, alle briciole, ai frammenti.

Caffè, tè, macchie o pigmenti.

Io sono sempre io.

La mano che impasta le farine è la stessa mano che incontra la terra.


Scorza di limone.

Spazio di luce e memoria.

Ossido di ferro.

Attraversa il fuoco diventerà Celadon.

Materie diverse.

Stessi interrogativi.

Come una sostanza può cambiare senza perdere la propria natura?

Come trovare una forma nuova senza perdere ciò che si cerca?

Polveri o argilla.

Pestello per il basilico e pestello per la Cornish Stone.

Setaccio, matterello, colino.

Gli stessi nomi anche per biscotti e colori.

Lo stesso gesto.

Rumori differenti.

Cambia il profumo.

Ma cambia davvero?


Da anni mi accompagna una domanda:

come possiamo abitare il mondo senza separarci da ciò che lo abita?

Come possiamo attraversare il tempo lasciando una traccia che non sia distruzione?

Fecondare.

Nutrire.

Forse la distanza più difficile da colmare non è quella tra noi e il mondo, ma quella dentro di noi.

Tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.

Tra pensieri e mani.

Tra ciò che riconosciamo come vero e il modo in cui scegliamo di vivere.

L’argilla sbatte sull’asse e il corpo asseconda un movimento che è un’onda.

L’impasto a conchiglia.

La materia risponde.

È bellezza in un vortice.

Acqua.

Mare.

Vita.

Il gesto non è mai soltanto un gesto.

È una relazione.

Con la materia.

Con il tempo.

Con ciò che diventerà.

È ascolto.


E forse è proprio qui che inizia la trasformazione:

nel momento in cui una domanda smette di rimanere pensiero e passa nelle mani.

Ci sono domande che rimangono a lungo in sospeso.

Non cercano una risposta immediata.

Aspettano che qualcosa maturi.

Poi arriva un momento in cui 

Chiedono un gesto.

Una scelta.

Un cambiamento nel modo di abitare il quotidiano.

Anche il nutrimento è una relazione.

Attraverso il cibo entriamo in contatto con la terra, con gli altri esseri viventi, con ciò che scegliamo di accogliere dentro di noi.


La domanda allora è diventata più concreta.

È possibile nutrirsi senza separarsi?

È possibile abitare una relazione con il vivente?

Per anni questa domanda è rimasta nella materia.

Nella terra.

Nel colore.

Nel fuoco.

Nel tempo necessario perché qualcosa si trasformi.

Cerco superfici, forme, colori capaci di trattenere una relazione.

Non una superficie perfetta.

Ma una superficie viva.

Una materia che non nasconde il processo, ma lo rende visibile, lo invera.

Poi, lentamente, la domanda ha iniziato a uscire dal laboratorio.

È entrata nei gesti quotidiani.

Nelle mani.

Nella cucina.

Nelle scelte.

Forse perché non esiste davvero una separazione.

La stessa mano che prepara una forma incontra una materia.

La stessa mano che impasta cerca un principio.

La stessa attenzione attraversa oggetti diversi.

La domanda non era abbandonare ciò che conoscevo.

Era capire se potesse trasformarsi.

Quale è il nucleo che attraversa il tempo?.


Il forno è il luogo in cui la forma viene consegnata al tempo.

La tela è il luogo in cui si incanta il colore.

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MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.