
Quaderno I — L’intero
La forma vivente
Domande per una ricerca artistica
L’individualità non coincide con nessun ruolo.
Li attraversa.
Amo tutto ciò che è intero.
Intero nel senso letterale del termine.
Indiviso.
Unito.
Coerente.
Vivente.
Ci sono parole che non spiegano.
Generano.
Intero.
Integrità.
Presenza.
Materia.
Vuoto.
Forma.
Gesto.
Cura.
Ascolto.
Silenzio.
Tempo.
Traccia.
Soglia.
Dimora.
Trasformazione.
Ogni volta che torno a loro, aprono qualcosa.
Non chiudono.
Mi accompagna da anni una domanda.
Come una forma può cambiare senza perdere la propria integrità??
Da quella domanda ne sono nate altre.
Come un colore continua a respirare attraversando il fuoco?
Che cosa tiene insieme ciò che è vivente?
Che cosa tiene insieme un’opera?
Come la materia rende visibile un processo invisibile?
Che cosa accade quando osserviamo senza imporre un’interpretazione?
Che cosa significa abitare il mondo con presenza?
Che cosa rende un’opera ancora viva attraverso il tempo?
Che cosa permette a una forma e a un colore di attraversare il tempo senza irrigidirsi?
Esiste un’arte capace di evolversi senza perdere il proprio nucleo?
Esiste una forma che continui a trasformarsi senza diventare altro da sé?
Come si attraversa l’impermanenza senza smarrire l’integrità?
Forse è per questo che continuo a tornare alla terra.
Al fuoco.
Alla luce.
Al colore.
Alle superfici.
Alle tracce.
Non cerco la perfezione.
Cerco ciò che rimane vivo.
Una ciotola.
Un dipinto.
Una fotografia.
Una relazione.
Un’identità.
Perfino un paesaggio.
La domanda è la stessa.
Forse l’arte che attraversa il tempo non è quella che resiste al cambiamento.
È quella che continua a trasformarsi senza smettere di essere viva.
Ogni lavoro nasce da una domanda.
Mai da una risposta.
Forse tutto ciò che faccio consiste nel restare abbastanza vicino a quella domanda da permetterle di continuare a generare forme e superfici.
Il resto arriva.
In silenzio.
Ed è sempre stato lì.