
La tavola apparecchiata
Non significa che ogni parte debba essere uguale alle altre.
Penso a una tavola apparecchiata con stoviglie diverse.
Un piatto, una ciotola, un bicchiere, una tazza.
Forme, colori e materiali differenti che, accostati, costruiscono qualcosa che prima non c’era.
L’insieme non nasce dall’uniformità.
Nasce dalla relazione tra le parti.
Forse è così che guardo anche alla mia vita.
Per molto tempo siamo abituati a separare.
Il lavoro da ciò che facciamo per noi.
La parte professionale da quella privata.
Ciò che sappiamo fare da ciò che ci interessa.
Eppure non sono necessariamente parti da tenere separate.
Sono parti della stessa esperienza.
Anche il processo artistico mi insegna questo.
Una forma può cambiare senza perdere la propria identità.
Un colore può incontrarne un altro.
Una materia può trasformarsi.
Una parte può modificare l’altra senza cancellarla.
Non cerco una vita uniforme.
Mi interessa piuttosto trovare un modo perché le diverse parti possano stare insieme senza perdere la propria specificità.
Come in una composizione.
Come in una tavola apparecchiata.
Come in un’opera.
L’intero non è necessariamente qualcosa di già dato.
Si costruisce nelle relazioni.
E forse continua a cambiare proprio mentre cerco di tenerlo insieme.