Imparare di nuovo

Imparare di nuovo

«Vorrei provare.»

Vorrei provare a fare scultura.

Vorrei imparare a dipingere.

C’è un’idea, un’immagine, una spinta verso qualcosa che ancora non conosco.

Prima di incontrare la materia, però, esiste soltanto un’immagine possibile.

Poi l’idea incontra la materia.

L’argilla ha un peso tra le mani.

Richiede una forza, una pressione, un gesto.

Il colore scivola con l’acqua, si mescola, si espande sulla superficie in un modo che non posso controllare completamente.

La materia introduce qualcosa che prima non c’era.

Resiste.

Accoglie.

Cambia.

Quando propongo un’esperienza artistica, la persona non deve soltanto comprendere ciò che le sto spiegando.

Deve fare.

Prendere la materia e provare.

Una forma che sembrava semplice può diventare più difficile da realizzare di quanto immaginasse.

La sfera si schiaccia.

L’argilla si deforma.

Il colore prende una direzione diversa da quella prevista.

A quel punto qualcosa si apre.

Si può cercare di correggere.

Aggiungere materia, toglierla, modificare il gesto.

Oppure fermarsi e guardare.

Io osservo quello che accade.

Il modo in cui la persona prende la materia.

Il gesto che cambia.

Il momento in cui decide di modificare ciò che ha fatto oppure di ricominciare.

È una situazione che mi interessa perché mette la persona davanti a qualcosa che non può essere risolto soltanto con ciò che già sa.

Eppure possiamo trovarci davanti a qualcosa che non sappiamo ancora fare.

È qui che mi interessa l’idea di imparare di nuovo.

Non significa dimenticare ciò che so.

Significa, per un momento, non poter contare soltanto su quello.

Quando si lavora con una materia che non si conosce ancora abbastanza, bisogna osservare ciò che accade.

Fare un tentativo.

Poi un altro.

La materia mi restituisce qualcosa e io rispondo.

La forma che emerge non è soltanto il risultato di un’idea iniziale. È anche il risultato di quello che è successo lungo il percorso.

Forse imparare di nuovo significa proprio questo: tornare abbastanza vicino a ciò che non conosco da poterlo osservare.

Accettare di non avere immediatamente una risposta.

Lasciare che una domanda rimanga aperta.

Forse è questo che mi interessa nell’esperienza artistica: non offrire una risposta, ma mettere in movimento un processo.

La mano prova.

La materia resiste.

La forma cambia.

Guardo.

E provo di nuovo.

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MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.