Il linguaggio immaginativo delle fiabe

Dettaglio fotografico di infiorescenze di un rosso intenso, evocatrici della figura immaginale di Cappuccetto Rosso e del tema della metamorfosi.
Il linguaggio immaginativo delle fiabe


Il linguaggio immaginativo delle fiabe
La nascita dell’immagine

C’era una volta.

Due parole che sono soglia.

La stanza si fa più quieta.

Il giorno si allontana lentamente.

Il corpo affonda nel cuscino.

Le coperte raccolgono la  giornata.

Tra il sonno e la veglia esiste un luogo sottile.

Non è ancora sogno.

Non è più soltanto realtà.

È uno spazio abitato dalle immagini.

Mio papà mi leggeva le fiabe russe quando ero bambina.

Ricordo la voce.

Il ritmo delle pagine.

Le immagini che sorgono non chiedono spiegazioni.

Anni dopo ho letto le fiabe dei Grimm a mio figlio.

Le stesse parole hanno attraversato un’altra stanza.

Un altro tempo.

Una nuova generazione.

Eppure qualcosa rimaneva.

Qualcosa continuava a vivere.

Immaginazione

Le fiabe non finiscono quando chiudiamo il libro.

Restano in una parte silenziosa di noi.

Come semi.

Attendono.

A volte per anni.

Poi un giorno tornano.

Non più come racconti ascoltati nell’infanzia, ma come immagini capaci di orientare lo sguardo.

Forse è questo il pensiero vivente.

Qualcosa che non abbiamo soltanto imparato.

Qualcosa che è cresciuto dentro di noi.

Metamorfosi

Il bambino riceve un’immagine.

L’adulto, molti anni dopo, la riconosce.

Il bosco non è più soltanto un bosco.

La prova non è più soltanto una prova.

La trasformazione del protagonista incontra la nostra.

Le immagini antiche continuano a lavorare nel tempo.

Cambiano con noi.

Forma

Ogni opera forse nasce nello stesso luogo.

Prima della parola.

Prima del colore.

Prima della materia.

In quella soglia in cui qualcosa non ha ancora una forma, ma già esiste.

 

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.