Il lavoro Invisibile

Il lavoro invisibile

Quanto lavoro avviene nelle radici,
mentre noi aspettiamo di vedere la primavera?

Il bianco della neve.

Il rosso delle bacche.

I rami neri contro il cielo.

I colori dell’inverno.

Febbraio è uno dei mesi che amo di più.

Mi piace questa quiete che si avverte nella natura, che non è immobilità.

Sotto la superficie, le radici continuano il loro lavoro silenzioso.

Qualcosa tesse in profondità.

Qualcosa si prepara.

La primavera ancora non si vede, ma è già al lavoro.

Il fiore, come l’opera, è l’apice di un processo.

Un processo sempre in divenire, in una forma che ritorna, si trasforma, passa da una forma all’altra.

Da una stagione all’altra.

Da un quadro a un altro.

Da una materia a un’altra.

Se il processo è ben costruito, c’è un fluire.

Una forma genera la successiva.

Non è mai davvero la stessa.

E nel silenzio di febbraio si prepara il rosa tenue della primavera.

Nel fiore del pesco.

Nei fiori di ciliegio.

Nel verde delle foglie.

Nella camelia che fiorisce prima delle foglie.

Febbraio prepara questa esplosione.

Sotto.
Silenzio.
Al buio.

Nel calore trattenuto delle radici.

Nel freddo delle giornate corte.

Qualcosa tesse in profondità.

Qualcosa si prepara.

La primavera ancora non si vede, ma è già al lavoro.

È qualcosa che conosco anche nel lavoro con la materia.

Ci sono cose che accadono mentre non le vediamo.

Durante un riposo.

Un’asciugatura.

Una cottura.

La materia continua a lavorare.

Un pezzo d’argilla cambia mentre riposa.

Uno smalto cambia nel forno.

Anche lì qualcosa si prepara, si trasforma, passa da una forma all’altra.

E forse è questo che amo dell’inverno.

Il fatto che ciò che vediamo sia solo una parte.

La superficie racconta una cosa, mentre sotto accadono altre cose.

Le radici.

La terra.

L’acqua.

La materia.

Il tempo.

Il lavoro invisibile.

E forse anche noi abbiamo bisogno, qualche volta, di questo tempo che sembra non fare nulla.

Un tempo che non è immobilità.

Un tempo in cui qualcosa può lavorare in profondità.

Senza ancora mostrarsi.

Febbraio è questo per me.

Una stagione che ancora trattiene.

E che già contiene, in qualche modo, la primavera.

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MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.