Hasselblad 500 C/M : la fotografia come pratica della presenza

Hasselblad 500/CM
Hasselblad 500/CM

Hasselblad 500 C/M: la fotografia come pratica della presenza

Tracce di una ricerca artistica in divenire

Prima dell’immagine: il gesto dello sguardo

Prima dell’immagine esiste un atto di attenzione.

Nella mia ricerca artistica la fotografia non nasce soltanto dal desiderio di catturare una forma, ma dalla necessità di sostare davanti ad essa. È uno spazio in cui lo sguardo rallenta, il tempo si dilata e la realtà diventa materia percettiva.

La fotografia, come la pittura e la scultura, appartiene a un’indagine più ampia sulla relazione tra presenza, materia e percezione. Ogni linguaggio attraversa la stessa domanda: in quale momento qualcosa diventa forma?


La memoria della Hasselblad 500 C/M

Quando ero giovane e lavoravo nello storico studio fotografico Artic0, entrai in contatto con una macchina fotografica che avrebbe lasciato una traccia profonda nella mia memoria: la Hasselblad 500 C/M.

Ricordo ancora il gesto preciso di caricare la pellicola, la concentrazione necessaria prima di ogni scatto, la consapevolezza che ogni immagine richiedeva tempo, attenzione e responsabilità.

La camera oscura, la stanza della luce dedicata ai ritratti, il processo di sviluppo e stampa appartenevano a un mondo in cui tecnica e sensibilità erano inseparabili.

Non era soltanto un modo di produrre immagini. Era un modo di educare lo sguardo.


Il ritorno alla fotografia attraverso la materia

Anni dopo, dopo gli studi d’arte e un lungo percorso attraverso la pittura e la ceramica, sono tornata alla fotografia.

La mia pratica era già profondamente immersa nella materia: mani nella terra, superfici pittoriche di grandi dimensioni, forme nate attraverso il rapporto diretto tra corpo e materiale.

Ritrovare la Hasselblad 500 C/M è stato come ritrovare una parte della stessa ricerca attraverso un altro linguaggio.

Quando ho caricato la prima pellicola dopo tanti anni, le mie mani tremavano ancora.

Non era nostalgia.

Era il riconoscimento di un gesto rimasto vivo.


Dodici scatti, un tempo diverso

Una macchina completamente meccanica, senza bisogno di batterie, la Hasselblad richiede una forma particolare di presenza.

Ogni rullino contiene dodici possibilità.

Dodici momenti in cui scegliere, attendere, comporre.

La fotografia analogica introduce una relazione diversa con il tempo: non permette la ripetizione infinita dello scatto digitale, ma invita all’ascolto.

Prima dell’immagine c’è una sospensione.

Un tempo vuoto in cui lo sguardo si prepara.


La fotografia come pittura della luce

Lo sviluppo, il provino a contatto, la scelta della stampa in bianco e nero appartengono a un processo lento e contemplativo.

I neri profondi, i bianchi morbidi, la composizione, la profondità di campo non sono soltanto elementi tecnici.

Sono qualità percettive.

Nella mia ricerca la fotografia dialoga naturalmente con gli altri linguaggi artistici:

la scultura lavora con il volume,
la pittura con la superficie,
la fotografia con la luce.

Tre forme diverse attraverso cui la stessa ricerca incontra la materia e il tempo.


Uno strumento, una relazione con il tempo

La Hasselblad 500 C/M è uno strumento capace di attraversare epoche diverse: può accogliere la tecnologia digitale, ma conserva la sua natura essenziale.

Rimane una macchina che chiede partecipazione.

Che ricorda al fotografo che l’immagine non nasce soltanto dal dispositivo, ma dalla qualità dello sguardo.

Forse è proprio questo il valore più profondo della fotografia: non fermare semplicemente qualcosa davanti a noi, ma imparare a essere presenti nel momento in cui quella cosa appare.


Il processo artistico come pratica quotidiana

Il processo creativo può manifestarsi in qualsiasi gesto.

Nella pittura, nella ceramica, nella fotografia o nella semplice capacità di osservare.

Non ogni momento richiede uno scatto.

A volte la pratica consiste anche nel riconoscere che non è ancora il momento giusto.

Attendere fa parte della creazione tanto quanto agire.

La fotografia, in questo senso, diventa una pratica di presenza: un modo per incontrare il mondo attraverso uno sguardo più lento, consapevole e aperto.

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MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.