Artisti si nasce o si diventa?

Artisti si nasce o si diventa? Non tutti sono artisti

È una domanda che molti si pongono — a volte con curiosità, a volte con il desiderio implicito che la risposta sia sì, che basti volerlo. Ho osservato questo movimento da anni, nei laboratori, negli atelier, negli spazi in cui l’arte e la vita si incontrano. Il desiderio di essere riconosciuti come artisti è comprensibile, spesso sincero. Ma essere artista non è un’etichetta che si sceglie: è un lavoro. Un lavoro che trasforma chi lo sceglie in modo irreversibile.


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
l
o dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Montale

L’incontro con Maurizio Cucchi

Ho avuto la fortuna — e l’ho cercata con volontà — di incontrare grandi artisti e sottoporre a chi stimavo il mio lavoro. Oltre alla pittura, la mia passione per la poesia mi ha portato a scrivere e pubblicare una raccolta intitolata Minimae, che in latino indica le piccole cose. Ho incontrato anni fa Maurizio Cucchi, era un giorno speciale. Il tempo trascorso nel piccolo bar del centro, in via Cesare Battisti, è un ricordo fondativo.

Lesse le poesie della raccolta e mi diede la sua opinione — alcune gli piacquero molto. Di quel giorno mi sono rimaste impresse diverse cose: la grande cultura di Cucchi, la sua disponibilità verso il giovane poeta che aveva di fronte, l’acume. E soprattutto questo: non tutti sono poeti e non è tutta poesia. Bisogna prendersi la responsabilità di dire cosa sia e cosa non sia poesia, altrimenti la poesia muore. Ci vuole cultura, preparazione, sensibilità e talento. Mi consigliò di leggere Raboni, Zanzotto, e la raccolta dei poeti italiani del novecento curata da lui. Ci trovammo affini nella passione per Montale.

Cosa significa essere artista

In tanti ad un certo punto desiderano essere riconosciuti come artisti, a prescindere dalla professione che svolgono. Ho avuto modo di osservarlo da vicino, in contesti molto diversi. Ma artista non è un’etichetta: è un lavoro. E come per qualsiasi lavoro, non ci si improvvisa.

Ci vuole mestiere: studio, esercizio, pratica e talento. Nel processo artistico la tecnica è alla base — senza tecnica il talento non è libero di esprimersi, e senza talento non c’è arte.
>Significa anni a guardare la realtà e se stessi con occhio clinico, cercare una cifra stilistica personale forte, chiedere feedback a chi ha cultura. Inoltre signifiscegliere lo strumento per esprimere ciò che si ha dentro nel modo più fedele possibile.

Mi affido ancora a Montale:

Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

L’intensità che l’arte richiede

Dietro a un artista c’è un’intensità. Qualcosa deve succedere, dentro prima che fuori. Vivere così significa vivere la profondità di ogni istante, sentire tutta la vita e il suo travaglio ogni giorno, e continuare — con questa ferita che non si rimargina mai. Vedere il mondo da una prospettiva così unica richiede una grande forza e un grande equilibrio emotivo. L’arte, oltre ad essere intensità, ha una componente distruttiva molto forte — non a caso in tanti si distruggono.

L’arte non è stare nei bordi, non è fare qualcosa di riconoscibile e piacevole. Il primo materiale che l’artista plasma è se stesso, la propria vita. — non risparmiando nulla di sé, sottoponendosi a torsioni continue. L’arte non è né deve essere piacevole. L’arte è un Assoluto. Sul tavolo di ogni artista c’è la propria vita, tutta intera, e il proprio cuore.

Per rispetto verso chi ha scommesso tutto

Tanti talenti sono stati messi alla prova dalla durezza della realtà. Essere un artista significa avere sensibilità alla potenza n, scommettere tutto su se stessi — tempo, forza, denaro — senza garanzia di riconoscimento. Spesso significa fare due o tre lavori per mantenere viva la propria pratica artistica.

Per rispetto verso chi ha percorso questa strada, per rispetto verso un genio come Modigliani o Giacometti — no, non siamo tutti artisti. Un minimo di rispetto è dovuto a chi ha donato all’umanità tesori di inestimabile valore, sacrificando la propria vita. Le lettere dei grandi artisti della storia dell’arte sono lì, aperte, per chi volesse capire davvero cosa significa.

Artisti si nasce e si diventa — ma serve umiltà e fede

Allora: artisti si nasce o si diventa? La risposta è entrambe le cose, e nessuna delle due è semplice. Occorre talento — ma il talento da solo non basta. Va coltivato attraverso lo studio, la pratica, la costanza. Essere artista è una vocazione oltre che una professione: non si sceglie l’arte come si sceglie una carriera, eppure va trattata con la stessa serietà e dedizione.

Servono due qualità che sembrano opposte e invece si sostengono: umiltà e fede. L’umiltà di riconoscere che c’è sempre qualcosa da imparare, che il confronto con i grandi non schiaccia ma orienta, che il percorso non finisce mai. E la fede — nelle proprie capacità creative, nel processo, nel lavoro — soprattutto nei momenti in cui il riconoscimento non arriva, in cui il silenzio sembra rispondere al posto del pubblico.

No, decisamente non tutti sono Modigliani. Ma chi sente questa vocazione e ha il coraggio di coltivarla — con umiltà, con fede, con tutto se stesso — sa già cosa significa essere artista.

Coltivare  il proprio essere creativo

Per il resto — e non è poco — c’è un territorio altrettanto prezioso, che non ha bisogno di chiamarsi arte per avere valore. Fare pittura, suonare uno strumento, lavorare la terra, la scultura, la fotografia: coltivare in senso letterale il proprio essere creativo, godere dei progressi, sentire la propria sensibilità fiorire nel tempo. È bello. È necessario. Non richiede di essere artisti per essere autentico.

Chi frequenta i corsi, chi dedica il weekend a dipingere, chi trova nella pratica creativa un nutrimento — fa qualcosa di importante per sé. Semplicemente, è un’altra cosa. E riconoscere la differenza non sminuisce nessuno: anzi, restituisce a ciascuno il posto giusto, con rispetto.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.