Apollo e Dioniso: il linguaggio artistico

Vaso con fiori fotografato da Manuela Metra il linguaggio artistico
Apollo e Dioniso: trovare il proprio linguaggio artistico

Apollo e Dioniso: il linguaggio artistico

La terra non conosce il progetto.

Conosce soltanto la mano che la sfiora.

Cristina prende un pezzo di terra.

Mi dice che vorrebbe modellare come un’artista che ama.

Lavora lentamente. Cerca la misura.

Poi, quasi senza accorgersene, la materia cambia direzione.

Si apre.

Si rompe.

Si crepa.

Lei si ferma.

«Non era quello che volevo fare.»

Guardo il suo lavoro.

Penso che forse sia proprio lì che comincia.

Materia

Succede spesso.

Entriamo nell’atelier portando un’immagine. Un artista che ammiriamo, una pittura che vorremmo avvicinare, una forma che ci sembra capace di raccontare ciò che ancora non sappiamo dire.

Poi la materia prende un’altra strada.

Le mani sembrano sapere qualcosa che il pensiero non aveva previsto.

L’argilla non cerca di imitare. La grafite non cerca di convincere. Il colore non si domanda se stia facendo la cosa giusta.

Rispondono al gesto. Manifestano ciò che sono.

Ed è proprio in quel gesto che, a volte, compare qualcosa di inatteso.

Forma

Mi colpisce il momento in cui una persona guarda il proprio lavoro e dice: «Non è bello.»

Quasi sempre, quella frase significa altro.

Vuol dire: non assomiglia all’immagine che avevo in mente.

Ma la distanza da un modello non coincide con l’errore.

I Greci raccontavano questa tensione attraverso due figure.

Apollo custodisce la misura, la chiarezza, la forma.

Dioniso porta il movimento, la materia, ciò che ancora non ha un confine.

Nessuno dei due basta da solo.

Ogni ricerca creativa attraversa entrambi e entrambi li contiene.

Trovare la strada non significa scegliere tra Apollo e Dioniso, ma riconoscere il modo in cui dialogano dentro ciascuno di noi.
In che misura?

Presenza

Con il tempo ho imparato a fidarmi di ciò che emerge.

Un lavoro materico non è necessariamente privo di luce.

Un segno irregolare non è quasi mai un errore.

Una forma inattesa può essere l’inizio di un linguaggio vivente.

Forse il percorso più difficile non è imparare a fare ciò che ammiriamo e di cui c’è l’immagine mentale.

È riconoscere ciò che, attraverso le nostre mani, cerca di prendere forma.

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MANUELA METRA

Manuela Metra è un’artista visiva contemporanea e Wabi Sabi ceramic artist, diplomata presso l’Accademia di Belle Arti San Luca. Da oltre venticinque anni sviluppa una pratica plastico-pittorica che indaga la forza viscerale della materia attraverso la scultura contemporanea, l’estetica zen e i processi della trasformazione. Il suo lavoro prende forma mediante l’impiego di grès naturali, wild clay e pigmenti preparati personalmente. È fondatrice di Celadon – Wabi Sabi Academy, spazio dedicato allo studio della ceramica, alla sperimentazione sulla materia e all’approfondimento del rapporto tra terra, acqua e forma.